Montefalco

Montefalco

A pochi chilometri da Assisi, tra Todi e Spoleto, nel cuore dell’Umbria, si coltiva uno dei più preziosi vitigni autoctoni d’Italia, il Sagrantino. Tra queste colline coltivate a vigneto ed ulivo, dove sorgono torri, borghi e castelli medievali, si estende un percorso culturale ed enogastronomico
che attraversa per 60 chilometri paesi dove la tradizione vinicola non è confinata fuori dal tessuto
urbano, ma è parte integrante di esso: “La strada del Sagrantino”.
La zona di produzione comprende l’intero territorio dei comuni di Montefalco, Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell’Umbria siti in provincia di Perugia.
La storia ci dice che il vitigno di Sagrantino è giunto a Montefalco grazie ai frati francescani che provenivano dall’Asia Minore. Grazie al tramandarsi ed al miglioramento delle tecniche di coltivazione, il Sagrantino è negli anni diventato il fiore all’occhiello dell’enologia umbra.
Il vino Sagrantino è nato come “Dolce”, anche se attualmente prevale la versione “Secco”. Un tempo, infatti, questo vino veniva prodotto esclusivamente nella tipologia “Passito”, ed ottenuto dall’appassimento delle uve su graticci di legno. Questa tecnica di produzione era assai congeniale alle uve di Sagrantino, capaci di appassire per mesi senza marcire e con gli acini che conservano a lungo intatta la componente zuccherina. Sia nella versione “Secco” che in quella “Passito”, l’invecchiamento previsto è di almeno trenta mesi, di cui, per il “Secco”, almeno dodici in botti di legno. Ciò consente di ottenere un vino dal colore rubino tendente al granato, dai profumi di more di rovo e dal gusto caldo e speziato. Montefalco è situata in una posizione panoramica, dominante la pianura del Topino e del Clitunno. Per questa favorevole posizione è chiamata “la ringhiera dell’Umbria”. Il toponimo Montefalco si deve, secondo la tradizione, a Federico II di Svevia. L’imperatore, visitando i luoghi nel XIII secolo, constatando il gran numero di falchi presenti nell’area, decise di cambiare il nome della località da Coccorone (Cors Coronae) a quello attuale.
La presenza dell’animale nel territorio è andata via via scemando, fino a raggiungere il minimo storico in età moderna. Il 31 luglio 2007 è stata liberata nei cieli di Montefalco una coppia di gheppi, con finalità di ripopolamento. Il progetto ha avuto un grandissimo successo e i gheppi si sono riprodotti.

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