Spello

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Chiesa di Santa Maria Maggiore
Eretta probabilmente sui resti di un tempio pagano dedicato a Giunone e a Vesta, la chiesa, poi intitolata alla Natività e quindi alla Madonna, nel 1025 apparteneva all’abbazia camaldolese di S. Silvestro di Collepino. La prima attestazione documentaria sulla sua esistenza risale, comunque, al 1159, quando la chiesa era già passata al clero secolare e gestiva un patrimonio immobiliare di una certa consistenza, come testimoniato anche nel 1178. Nel 1187 l’imperatore Enrico VI pose la chiesa sotto la sua protezione e la dotò di molti indulti e privilegi, gettando così le basi per la sua futura autonomia. Nella seconda metà del secolo XIII venne completata la fabbrica della chiesa e nel 1298 i canonici, passati da cinque a sette, decisero di ripartirsi i proventi delle prebende. Nel corso del secolo successivo la chiesa di S. Maria era la più ricca della città e seconda, per quota di allibramento, alla chiesa di S. Lorenzo, con la quale sviluppò una “rivalità” plurisecolare testimoniata da diversi documenti. Dopo una fase di decadenza e di difficoltà, anche economiche, derivanti dall’instabile situazione politica e dalle guerre che coinvolgevano la città di Spello, nella seconda metà del secolo XV la chiesa conobbe un nuovo, lungo periodo di autonomia e prosperità, culminato, tra l’altro, con la consacrazione dell’altare maggiore (1513), l’istituzione di nuovi canonicati (1535,1580,1649 e 1669), la ricostituzione della mensa comune e della gestione collegiale della cura delle anime (1562), la completa ristrutturazione dell’edificio (1644). Nei secoli XVI e XVII la chiesa, oltre ad esercitare l’interesse dei numerosi artisti che vi lavorarono, divenne sede di numerose cappellanie e confraternite ed ottenne, altresì, l’annessione delle chiese di S. Maria di Armenzano (1562) e di S. Rufino di Spello (1564).
Nel 1860 se ne decretò la soppressione, avvenuta però successivamente per naturale esaurimento del capitolo e l’interdizione di nuovi ingressi (l’ultima adunanza dei canonici risale al 1896). Nonostante un rovinoso incendio avvenuto intorno al 1580, l’archivio storico della collegiata di S. Maria Maggiore sin dal secolo XVIII ha esercitato l’interesse di numerosi studiosi: recentemente riordinato dalla Soprintendenza Archivistica per l’Umbria, con la quale la diocesi di Foligno ha stabilito un importante e pionieristico progetto di collaborazione, esso costituisce uno degli archivi più importanti per ricostruire le vicende non solo della chiesa, che lo ha posto in essere, ma anche della stessa città di Spello.
La facciata attuale rispetto all’impianto originario è avanzata di circa 6m; prima di questo intervento secentesco (1644 da parte di Belardino da Como), correva per tutto il fronte un
porticato che, partito dal lato destro esterno della chiesa (dove oggi ricade il cortile interno della casa parrocchiale, qui infatti sono ancora visibili gli arconi tamponati con bei capitelli del secolo XVI) e passando per la facciata della stessa, proseguiva per tutto il prospetto esterno (oggi su Piazza Matteotti) del Palazzo dei Canonici (sono visibili anche qui arconi tamponati sulla vista principale).

L’avanzamento del fronte comportò un riordino delle forme di facciata, un riuso della stessa pietra, la realizzazione del finestrone, il coronamento nel sottotetto, e i battenti del portale che conserva ancora oggi negli stipiti l’architettura della primitiva redazione romanica (eseguiti da due diverse mani; maestranze umbre , probabilmente di Bevagna, XII secolo).
La chiesa è inserita in due grandi complessi; a destra sorge il palazzo priorale oggi abitazione del parroco con stanze adibite alle attività ricreative per la parrocchia, a sinistra del campanile, proseguo della chiesa è il palazzo dei Canonici edificato nel 1552, oggi sede del Museo Pinacoteca Civica di Spello ( la cui visita è sicuramente consigliata per le numerose testimonianze che contiene, sia per l’interesse artistico generale che per la storia cittadina che raccontano). La chiesa è a croce latina, ad una sola navata e termina con un abside poligonale, la copertura è voltata a crociera. L’unica navata è di notevoli dimensioni e conferisce a tutto l’interno una sensazione di ampiezza e maestosità. In origine l’edificio era dotato di altre cappelle oltre a quelle già presenti, che sono state chiuse e murate nel corso degli anni; oggi rimangono visibili: la Cappella del Sacramento meglio nota come Cappella del Pinturicchio, e nel transetto di sinistra l’odierna Cappella del Sacramento (1478), a destra Cappella del Crocifisso dalla quale attraverso un bel portale cinquecentesco si accede alla Cappella di San Giuseppe (vano adibito a deposito della Pinacoteca).

Chiesa di Santa Maddalena
Il monastero femminile sorge, con regola agostiniana, intorno al 1314 per iniziativa di Amadeo di Spello, molto probabilmente un penitente; le monache che lo occupavano, infatti, in età tardo medievale venivano chiamate anche de Amadio. Pare che, nel 1497, il vescovo di Spoleto unì il monastero con quello di S. Lucia di Bevagna: unione che durò poco tempo, per l’opposizione degli stessi cittadini di Bevagna. La quasi completa perdita dell’archivio non consente, però, di avere notizie dettagliate in merito alla sua fondazione e al suo successivo sviluppo, almeno fino agli inizi del secolo XVIII. Subì una prima soppressione, con l’applicazione delle leggi napoleoniche, negli anni 1810-1815 ed una seconda, quando già vi erano confluite le consorelle del locale monastero di S. Giovanni Battista, nel 1860, con relativa confisca dell’edificio e dei beni.
L’oratorio è a pianta rettangolare e, sulle pareti, presenta decorazioni pittoriche eseguite nel 1912 da Giovanni Tucci.

Pietro Vannucci (Il Divin Pittore)
Pietro di Cristoforo Vannucci detto il Perugino è sicuramente il rappresentante più illustre della pittura umbra unanimemente tra i maggiori protagonisti dell’arte rinascimentale italiana.
Nativo di Città della Pieve in provincia di Perugia (1445-1523), si formò artisticamente alla scuola di Piero della Francesca e del Verrocchio a Firenze, dove soggiornò dal 1472 al 1474.
Nel 1478 nella chiesa parrocchiale di Cerqueto dipinge un affresco raffigurante San Sebastiano che è tra le opere giovanili quella di maggior rilievo. Subito si distingue per luminosità e forte energia disegnativa. Nel tardo Quattrocento e precisamente tra il 1481 e il 1483 partecipa alla decorazione della Cappella Sistina a Roma accanto ad artisti di primo livello come Botticelli, Ghirlandaio, Cosimo Rosselli, anch’essi chiamati da Sisto IV. Raffaello fu tra i suoi discepoli e molti altri eccellenti pittori ne seguirono le orme. L’evento dedicato al Maestro è parte di un ampio progetto celebrativo, che coinvolge diversi luoghi: dalla Porziuncola nella Basilica di Santa Maria degli Angeli a Foligno, da Spello a Panicale.

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